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De FORME
di Graziano
Zanin
Non è di tutti i giorni vedere brillare gli occhi a qualcuno perché preso
dalla spasmodica voglia/esigenza di comunicare in modo creativo.
Sentire il battito del suo cuore forse è ancora più difficile, ma penso di
averlo veramente percepito quando Enrico mi ha comunicato di aver fatto
delle foto. Non le istantanee, belle, interessanti, piacevoli o
particolarmente piene d’amore come le tante scattate alla figlia Celeste.
Aveva realizzato delle opere ancor più sentite ed intense delle precedenti
proposte esposte nelle varie mostre personali.
Aveva prodotto delle Foto, fotografie proprio con la F maiuscola.
Composizioni che lo hanno chiamato anche nel sonno, personaggi e oggetti
che lo hanno catturato...
Dopo aver visionato le primissime immagini ho avuto l’impressione di
trovarmi di fronte a qualcosa particolarmente interessante che era nato e
che richiedeva di svilupparsi.
Nonostante il rigido mese di febbraio, periodo nel quale stava prendendo
forma una lunga incubazione, sentivo trasparire attraverso il telefono, il
calore emanato dalla soddisfazione di aver portato alla luce nuove
creature. Subito dopo la realizzazione delle sue opere, Enrico avvertiva
l’esigenza di comunicarmi la costante evoluzione del suo lavoro e lo
faceva telefonicamente, preparandomi alla ricezione dell’E-mail inoltrata
o annunciandomi quello che la sera mi avrebbe portato a vedere con la sua
«chiavetta USB Flash Drive».
Ancor prima che le immagini arrivassero alla decina gli ho manifestato la
convinzione che fossimo già in presenza di lavoro particolarmente
espressivo ed avvincente da giustificare una mostra, qualsiasi fosse stato
l'ulteriore sviluppo dell’ispirazione.
M’è parso di cogliere che alle prime elaborazioni di concezione
tendenzialmente esistenzialista sono seguite realizzazioni di taglio
surrealista.
Il taccuino dell’artista, si arricchiva sempre più di minuziose
annotazioni ed accanto ai Wim Wenders, ai Man Ray, ai Federico Fellini, ai
Pupi Avati, ai Sigmund Freud, i citati erano sempre più personaggi
concepiti da una sensazione, da un sogno...
E’ forse l’inconscio del fotografo che assurge a grado più profondo e vero
della realtà. Una proposta surrealista che paradossalmente è addomesticata
dalla ragione per essere presentata esteticamente in modo ineccepibile.
Personaggi (reclutati tra famigliari, parenti, amici e conoscenti anche
occasionali), che sembrano nati da sogni, stati sonnambolici, o persino da
trance medianica, popolano sempre più quel mondo che si va costruendo e
che pian piano viene definito deForme. Un termine che il gioco linguistico
può portare a farci disquisire sulle forme, fisiche o di pensiero, o
semplicemente ad aggettivare persone e cose riprese con la fotocamera.
E’ un ricercare continuo tra il proprio archivio mentale di conoscenti per
trovare il volto giusto, è altresì un frugare alla ricerca d'oggetti
particolari che, con la complicità di parenti ed amici, si materializzano
e consentono la creazione delle composizioni richieste.
Percorso e pulsioni dell’autore cercano sempre più risposte razionali ai
perché dell’esistenza e al perché delle proprie azioni (e produzioni). Un
misto d'antitesi con ammiccamenti al surreale sollecitano, forse, una
richiesta d'omogeneità che può essere stimolo di riflessione e/o possibile
proposta per il futuro.
Nel giro di qualche mese Enrico tenta la quadratura del cerchio, ma alla
fine concretizza che la ricerca non può che essere infinita. Un possibile
traguardo è certamente raggiunto ed è quindi opportuno cercare di
condividere con altri le proprie sensazioni...
Sono convinto che le opere in mostra trasmetteranno l’emozione di chi le
ha create ricercando «spostamento di senso tale da indurre il soggetto a
compiere un viaggio interiore sul proprio vissuto» e provocheranno
emozioni in chi entrerà in contatto con loro...
Graziano Zanin BFI
di ME
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