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Rovigo DLF
di Mario Renan
Enrico Andreotti continua il suo percorso alla ricerca dell’Uomo. Lo fa con determinazione e nel contempo con la leggerezza del rispetto ed il brio della curiosità.
Con questa mostra entra nel mondo del dopolavoro ferroviario oltrepassando il confine che separa lo stress dell’impegno quotidiano dalla piacevolezza del passatempo. Il tutto presentato sul piatto raffinatissimo del bianco e nero che ha il potere di accarezzare le forme fotografate. Quelli immortalati da Enrico sono i pensionati che si ritrovano intorno ad un tavolino per giocare a carte o liberano energie lanciando bocce con scattante dinamismo. Egli è indotto da un irrinunciabile interesse verso le persone ed ha trovato nella fotografia una modalità espressiva di indagine, capace di evidenziare la sua sensibilità ed il suo desiderio di scoperta dell’animo altrui, passando attraverso la via degli sguardi o dei gesti, anche più banali ed inosservati.
Andreotti si muove come presenza invisibile nelle situazioni colte nel loro manifestarsi, placcandone il momento clou; come se quell’attimo fosse richiamato da una voce segreta, da un incipit ad essere protagonista qui ed ora.
Si battono le carte sul tavolo e le mani stringono, con silenziosa delicatezza, il ventaglio dei simboli, in attesa di un breve grido di vittoria: gioia breve ed effimera.
Immagini che, pur nella definita spontaneità, si ammantano di sottili richiami psicologici, cari al giovane Andreotti. Egli pare servirsi del reale, del semplice quotidiano popolare per percorrere le tortuosità dell’inconscio da cui sgorgano le movenze di una mano, l’oscillare flessuoso di un braccio, l’accendersi e l’entusiasmarsi di uno sguardo, il ripetersi di un gesto scaramantico.
Ciò che appare, si manifesta, diventa espressione o solamente oggetto posato lì e magari dimenticato, viene offerto all’osservatore come implicito invito a riappropriarsi della capacità di guardare, dando a quanto è presente nella realtà il valore dell’irripetibile.
La raffinata cura nella scelta dei soggetti, il preciso combinarsi della luce e delle ombre, la definizione dei rapporti dimensionali, la creazione di punti capaci di catturare l’attenzione sono, a mio avviso, le note che caratterizzano lo stile espressivo di Enrico Andreotti che ha fatto della fotografia un linguaggio, una forma comunicativa che la personale sensibilità ha mutato in Arte autentica.
Dal mensile Athesis-News Febbraio 2012 GUARDA LE FOTO >>

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Athesis-News Marzo 2012 (1.02 Mb)
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