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G L I - O B I E T T I V I

Obiettivi:
Gli obiettivi servono perche’ senza un sistema ottico le radiazioni luminose riflesse da un oggetto investirebbero la pellicola da tutte le direzioni senza dare luogo alla creazione dell’immagine

Prima soluzione: FORO STENOPEICO
Si otteneva frapponendo tra il soggetto e la pellicola uno schermo opaco ove si praticato un piccolo foro in questo caso i raggi provenienti dal soggetto passano attraverso il foro e vanno tutti a cadere in un punto più o meno circoscritto della pellicola (a seconda delle dimensioni del foro) fino a formare un immagine completa del soggetto invertita in senso orizzontale e verticale composta da un insieme di piccoli cerchi detti cerchi di confusione o di diffusione. (Questa è la camera oscura). Questo metodo per ottenere immagini nitide necessitava di fori piccolissimi delle dimensioni della capocchia di un' ago, obbligando a delle esposizioni lunghissime, che non permettevano riprese di soggetti in movimento e che obbligavano a tenere gli apparecchi appoggiati su robusti stativi.

Seconda soluzione: OBIETTIVO
Quattro secoli fa Daniele Barbaro nobile veneziano allargò il foro della sua camera oscura e vi istallò una lente prelevata dagli occhiali di un vecchio signore presbite, e scoprì un nuovo modo per trasformare i raggi luminosi in immagini; l’OBIETTIVO che permise di lasciare entrare quantità di luce sufficienti per fare una fotografia in frazioni di secondo con conseguente possibilità di scattare fotografie a soggetti in movimento, e di poterlo fare tenendo la macchina in mano.

 

LENTI POSITIVE O CONVESSE & NEGATIVE O CONCAVE
Le lenti si dividono in convesse e concave. Le prime sono più spesse al centro che agli orli sono definite positive perche fanno convergere i raggi luminosi che l’attraversano e quindi possono proiettare immagini su una superficie piana. Le lenti convesse sono definite negative perché fanno divergere i raggi luminosi che le attraversano e non riescono a produrre un immagine su un piano Entrambi i tipi di lenti vengono utilizzati in campo fotografico le lenti positive sono quelle con cui vengono costruiti gli obiettivi mentre le lenti negative vengono utilizzate per fabbricare gli oculari degli apparecchi a mirino galileiano, in quanto le lenti negative incamerano l’immagine che vista da una di soggetto, mentre se prendiamo ad esempio una lente d’ingrandimento che è costruita con una lente positiva, per vedere bene l’oggetto che vogliamo ingrandire dobbiamo avvicinarla ed allontanarla finchè non appare chiara; bisogna quindi metterla a fuoco un po’come si fa con gli obiettivi. Un apparecchio a mirino galileiano è quindi costruito con un gruppo di lenti positive per quello che riguarda l’obiettivo e con una lente negativa per l’oculare.

RIFRAZIONE DELLE LENTI CONVESSE
Gli obiettivi riescono a controllare la luce tramite un fenomeno luminoso che si chiama rifrazione.
Questo fenomeno si verifica quando i raggi luminosi passano da un corpo trasparente come ad esempio l’aria , ad un altro corpo trasparente come ad esempio la lente dell obiettivo e durante tale passaggio subiscono una deviazione L’entità di tale deviazione dipende dalla forma dalla dimensione e dalla densità del nuovo corpo e dalla direzione con cui i raggi incidono su di esso. Le lenti convesse con cui sono formati gli obiettivi fanno convergere i raggi luminosi che le attraversano verso un unico punto. Il punto in cui i raggi luminosi si incontrano e detto fuoco ed e’ il punto in cui la lente convessa forma l’imagine. Il punto di fuoco sarà più distante negli obiettivi di lunga focale dove la lente ha spessore e curvatura minori mentre sarà più vicino negli obiettivi di corta focale dove la lente ha spessore e curvatura più accentuati. Il fatto che negli obiettivi di corta focale il fuoco sia vicino alla pare posteriore dell’obiettivo fa si che tutti i raggi che costruiscono un immagine si concentrino in una zona molto piccola del fil e vadano a formare immagini molto piccole a che se una maggiore curvatura della lente significa campi di visuale maggiori. Al contrario negli obiettivi di lunga focale il fuoco sarà più distante e i raggi che formano l’immagine collocandosi su zone un più ampie daranno luogo ad immagini più grandi anche se essendo formati da una lente meno curve e spessa gli obiettivi di lunga focale coprono un campo di visuale minore.

 

L U N G H E Z Z A    F O C A L E

La lunghezza focale di un obiettivo o più semplicemente focale è la distanza è la tra il centro dell’obiettivo e il film, alla quale questo riesce ancora proiettare un immagine nitida di un soggetto posto infinitamente lontano(ex. il sole).

La lunghezza focale di un obiettivo determina la scala dell’immagine sul negativo, tale immagine è tanto maggiore tanto piu’grande è la lunghezza focale. 


La lunghezza focale non influisce però solo sulle dimensioni dell’immagine ma i suoi effetti si estendono alla
prospettiva alla profondità di campo alla deformazione delle distanze apparenti e sul valore artistico della foto.
Più semplicemente si può definirla come la piu’ breve distanza tra il centro dell’obiettivo ed il film a cui l’obiettivo può ancora produrre un immagine nitida; in questa posizione l’obiettivo è  messo a fuoco all’infinito. Per avere immagini nitide di soggetti più vicini occorre mettere a fuoco l'obiettivi (vedi MESSA A FUOCO). La lunghezza focale si esprime in millimetri ed è fondamentale per classificare le ottiche e l'utilizzo al quale sono destinate (grandangolo-panorami. monumenti;  teleobiettivi-foto sportiva; medio-tele-ritratto; ecc...).

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F O C A L E - N O R M A L E - GRANDANGOLARI E TELEOBIETTIVI  (ANGOLO DI CAMPO)
Il concetto di focale normale è legato al formato del negativo. Infatti quando la lunghezza focale è uguale alla diagonale del negativo che deve coprire si definisce
normale; In una pellicola 35mm(24x36) la diagonale misura 43mm ed infatti nel sistema 35mm l’ottica Normale per esattezza sarebbe il 45 mm, ma per convenzione e diffusione è attribuita al  50mm (che ha un angolo di campo di 46°). Quest’ angolo di campo è pressochè quello abbracciato dall’occhio umano (che per esattezza sarebbe di 50°circa come quello di un 45mm) le dimensioni relative degli oggetti le prospettive e la nitidezza dei piani vicini e lontani è analoga a quella della visione umana. Il grande Henry Cartier Bresson ad esempio utilizzava sempre questa lunghezza focale perché la definiva “un estensione del mio occhio”.


Focale Normale in un negativo 35mm(24x36)

La definizione di “normale” dipende quindi abbiamo detto dal formato del negativo: In un negativo più grande di un medio formato come ad esempio il 6x6 per avere una copertura di 50° quindi per definizione “normale” l’ottica standard o focale normale è di 80mm in quanto la diagonale del negativo è di circa 85mm. Nel formato APS la focale normale e 36mm in quanto la dimensione del negativo è 17x30 mm e quindi la diagonale è inferiore al formato 24x36. Possiamo quindi affermare che più più piccolo è il formato del negativo minore è la lunghezza focale necesaria a coprire un determinato angolo di visuale.
Per quello che riguarda le altre ottiche possiamo dire che indifferentemente dal formato del negativo tutte le ottiche più corte alla focale normale a seconda di quanto sono inferiori si classificano in
grandangolari ed in ultragrandangolari(angolo di visuale ampio> di 50°), al contrario quelle più lunghe si classificano in teleobiettivi e supertele(angolo di visuale ristretto< di 50°). TABELLA confronto ottiche sui vari FORMATI di PELLICOLA

 

C L A S S I F I C A Z I O N E   L U N G H E Z Z E -  F O C A L I  e  A N G O L O   D I   C A M P O  (formato35mm)

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Ultragrandangolare 18mm angolo di campo 100°                 Ultragrandangolare 24mm angolo di campo 85°

         
    Grandangolare 28mm angolo di campo 75°                   Mediograndangolare 35mm angolo di campo 62°

         
NORMALE 45mm angolo di campo 50°                           Mediotele 85mm angolo di campo 28°

         
    Mediotele 130mm angolo di campo 20°                           Teleobiettivo 200mm angolo di campo 12°

         
   Teleobiettivo  300mm angolo di campo 8°                           Supertele 400mm angolo di campo 6°


    Supertele 600mm angolo di campo 64°

 

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In conclusione quindi:

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LUMINOSITÀ APERTURA RELATIVA (luminosità dell' obiettivo)

L’apertura relativa e’la misura di luce che un obiettivo trasmette. Corrisponde alla massima apertura del diaframma di un obiettivo. L’apertura relativa di un obiettivo non puo’ essere misurata direttamente come la lunghezza focale perche’ è in funzione di due fattori:
-Lunghezza focale
-Diametro obiettivo
e risponde a questa funzione:
f = Lunghezza Focale /Diametro Lente Frontale
(misurare la lente non considerare il diametro di filettetura)
Tanto più piccolo in valore assoluto sarà il risultato di questa funzione tanto più grande sarà l’apertura relativa e la luminosità dell’obiettivo.
(Questa legge è di carattere generale è riscontrabile solo su ottiche fisse con gruppi ottici piuttosto elementari non sugli zoom e sulle ottiche moderne dove i calcoli sono molto più complessi )

CALCOLA LUMINOSITÀ Lunghezza focale (in mm) Diametro Lente frontale= Luminosità

questo programma di calcolo è utilizzabile solo su internet explorer


O B I E T T I V I - S P E C I A L I  e  A C C E S S O R I

I FISH-EYE sono obiettivi dalla lughezza focale molto corta che coprono un angolo di campo di circa 180°, si caratterizzano per la prospettiva sferica,  l'immagine che forniscono appare come un immagine tradizionale proiettata su una superficie sferica e quindi riprodotta in piano.L'effetto è quello degli spioncini delle porte.

I teleobiettivi
CATADIOTTRICI sono teleobiettivi molto spinti, 500 o 1000 mm. Utilizzano un sistema ottico formato da specchi peer accorciare il percoso dei raggi luminosi nel loro interno al fine di ottenere la maggior compattezza possibile. Non hanno diaframma, quindi manca la possibilità di regolare la profondità di campo, sono poco luminosi (intorno f8-f11) l'esposizione può essere variata con l'utilizzo di filtri grigi ND. Rispetto alle ottiche corrispondenti a lenti sono decisamente meno costosi e più pratici, d'altro canto la resa ottica sia in termini di risolvenza che di contrasto d'immagine sono notevolmente inferiori.

I
MOLTIPLICATORI DI FOCALE sono degli obiettivi che si inseriscono tra il corpo della macchina e l'obiettivo e moltiplicano la focale dell'obiettivo montato in base ad uno specifico coefficiente che varia a seconda dei modelli (1.4X-2X-3X). I 2X sono i più diffusi e raddoppiano la focale dell'obiettivo montato (200mm diventa un 400mm). Una valenza interessante oltre alla moltiplicazione è che mantengono la minima distanxa di messa a fuoco dell' obiettivo montato, ma ne riducono la luminosità, ad ex: un 200mm f/4 diventa un 400mm f/8.

Gli obiettivi
MACRO di norma sono compresi tra i 50 e i 130 mm. Oltre ad essere degli eccellenti obiettivi per uso universale, sono ottiche ottimizzate per le riprese ravvicinate, in quanto sono in grado di focheggiare con continuità fino a pochi centimetri dal soggetto. Molti obiettvi macro alla minima messa a fuoco consentono un rapporto di riproduzione di 1:1, significa che un soggetto ha le stessa dimensioni sulla realtà che sulla pellicola.

Il
PARALUCE è un accessorio fondametale sia per i
principianti che per i professionisti, e utilissimo per evitare che dei raggi di sole parassita possano colpire la lente riducendone il contraso è la qualità del colore. Utile anche per eliminare il verificarsi di fastidiosi effetti fantasma.

I - F I L T R I
La pellicola non è in grado di leggere la luce e i contrasti con la stessa percezione dell'occhio umano che, sfruttando anche la memoria della visione, è in grado di restituire colori e contrasti realistici anche in situazioni di luce non naturale. Determinati filtri consentono di "convertire" la temperature di colore della luce in modo da adeguarsi alla pellicola in uso, sono i cosiddetti filtri di conversione. Ma i filtri non servono solo a questo; in termini generali possiamo suddividerli in due categorie, filtri per bianco e nero e filtri per il colore, oltre a due filtri tecnici, il filtro UV e lo Sky Light che, al di là delle applicazioni specifiche, vengono spesso usati per proteggere la lente frontale dell'obiettivo. Tra i fotografi ci sono due correnti di pensiero; ci sono quelli che montano sempre un filtro protettivo sulla lente frontale e quelli che preferiscono evitarlo, temendo una perdita di qualità dell' immagine. In merito possiamo fare alcune considerazioni: questi filtri proteggono la lente frontale da polvere, gocce d'acqua, ditate involontarie e, se di buona marca, non modificano la resa dell'immagine finale. Si eviteranno così i rischi connessi alla pulizia degli obiettivi il filtro Sky Light ha un'intonazione leggermente rosata e può essere quindi considerato tra i filtri di compensazione, che si usano per modificare la temperatura di colore di un'immagine; l'introduzione di una dominante rosata porta ad un riscaldamento generale dei toni dell'immagine. Un filtro UV invece assorbe la radiazione ultravioletta, causa delle dominanti bluastre nelle fotografie eseguite in montagna, senza alterare minimamente i colori dell'immagine. Questo è il motivo per cui Š preferibile come filtro di protezione. Un'attenzione particolare merita la montatura dei filtri; con gli obiettivi ultragrandangolari bisognebbe  impiegare filtri con una montatura bassa per evitare che la filettatura del filtro venga inquadrata nell'immagine. Se si dispone di focali con diversi diametri di filtri, può essere economicamente vantaggioso indirizzarsi verso filtri quadrati o rettangolari che vengono montati sull'obiettivo utilizzando un particolare portafiltri con due guide laterali. ll portafiltri consente quindi di far scorrere il filtro per posizionarne davanti all'obiettivo una particolare zona, possibilità preziosa se si usano ad esempio dei filtri digradanti. ll portafiltri si fissa all'obiettivo con un anello di raccordo in metallo che e fornito in diversi diametri d'attacco; se quindi di abbiamo un'ottica con diametro 72 e una con diametro 67, basterà acquistare i due raccordi per rendere compatibili tutti i filtri con entrambe le ottiche.

I filtri per il bianco e nero:
Questi filtri si usano di norma in esterni per variare il contrasto della scena e per schiarire o scurire determinati colori, così da differenziare ed enfatizzare i diversi piani dell'immagine. Esaminiamo ora quale effetto determinano sull'immagine i filtri BN più usati:
Filtro giallo: migliora la nitidezza generale riducendo il velo atmosferico e rendendo quindi più leggibile il paesaggio all'infinito.
Filtro arancione: scurisce il colore del cielo facendo risaltare il bianco delle nuvole
Filtro rosso: ha lo stesso comportamento del filtro l'arancione, ma in modo decisamente più drammatico. Inoltre il filtro rosso, accoppiato alla pellicola "infrarosso", riduce il passaggio della luce visibile, mettendo in evidenza l'immagine creata dalla radiazione infrarossa. Per ottenere il massimo risultato dalle pellicole infrarosso è però opportuno usare dei filtri dedicati, molto più scuri, anche neri, almeno per l'occhio.
Filtro verde: schiarisce la vegetazione, accentuando quindi la separazione dei piani nei paesaggi con vegetazione.

I filtri per il colore:
Le pellicole diapositive sono tarate o per la luce del sole e dei flash, con una temperatura di 5500°K, o per la luce artificiale a 3200°K, che è il colore della luce della lampada al tungsteno. Per questo motivo ci si può trovare in situazioni in cui è necessario scaldare o raffreddare la luce della scena in modo renderla più idonea alla pellicola impiegata; questa è la funzione dei filtri detti di conversione. In pratica consentono di lavorare in luce artificiale usando una pellicola per luce naturale, o in luce naturale con pellicola per luce artificiale. E bene sottolineare che, quando è possibile, è preferibile scegliere a monte la pellicola adatta alla situazione di ripresa. Esaminiamo ora le caratteristiche dei filtri di conversione. Quando si lavora in luce artificiale con pellicola daylight (luce solare-flash), si usano i filtri tendenti all'azzurro e al blu; questo poichè‚ la pellicola per luce naturale è tarata per luci molto fredde ed è quindi necessario raffreddare la luce artificiale per far sì che venga registrata in modo corretto dalla pellicola. I codici di identificazione hanno una numerazione pari. Quando invece si lavora in luce solare con pellicola per luce artificiale, si usano i filtri tendenti al giallo/ambra e arancione, che consentono di riscaldare la luce che andrà impressionare la pellicola. I codici di identificazione hanno una numerazione dispari. Vi sono poi i filtri di compensazione che servono per intervenire su dominanti dipendenti da altri fattori, come un'illuminazione fluorescente. Può capitare di dover fotografare ambienti illuminati con luci fluorescenti, per esempio l'interno di un centro commerciale, dove è ovviamente impossibile sostituire i punti di luce con altri adatti alla pellicola impiegata, o illuminare la scena con un gruppo di flash. L'illuminazione fluorescente determina invariabilmente una dominante che tende al verdastro o al giallo/verde, a seconda che si utilizzi una pellicola per luce naturale o per luce artificiale. In questi casi la compensazione si ottiene con filtri magenta, rossi o viola, a seconda del tipo di tubo.Sono reperibili tabelle di conversione che indicano quale filtro usare con uno specifico tubo, ma non sempre ci si troverà nella possibilità di leggere le targhette identificative dei vari tubi. Si dovrà quindi fare alcuni scatti di prova per determinare la filtratura corretta; un'alternativa è costituita da una filtratura in fase di stampa. Se si impiegano diapositive si può anche ricorrere, con eccellenti risultati, a duplicare l'originale con un filtro adeguato all'eliminazione della dominante.

I filtri per effetti speciali:
Sono quasi tutti utilizzabili sia con le pellicole colore, che con quelle bianco e nero.
Neutrai Density: partiamo dai filtri ND, cioè neutral density: si tratta di filtri grigi che non agiscono quindi su alcuna dominante, ma servono semplicemente a diminuire la luminosità della scena. Si impiegano per esempio in situazioni di forte luminosità quando si utilizza una pellicola ad alta sensibilità.Si possono usare anche per impostare un tempo di posa più lungo; con un filtro ND di adeguata intensità possiamo impiegare un tempo talmente lungo, che il soggetto in movimento non sarà in grado di impressionare la pellicola o apparirè come una macchia semitrasparente su cui l'occhio dell'osservatore non si soffermerà più di tanto. L'allungamento del tempo di posa consente anche di accentuare l'effetto di movimento di un corso d'acqua, un ruscello, una cascata o le onde del mare, producendo un'immagine di grande effetto.
ll filtro polarizzatore:
Ha avuto una grande popolarità negli anni settanta, quando era di moda uno stile fotografico di origine americana con immagini a colori molto saturi. ll polarizzatore "filtra" i fasci luminosi, la sciando passare solo quelli che vibrano su un determinato piano. L' effetto pratico in una immagine di paesaggio è costituito appunto da cieli scuri e colori saturi. La funzione principale del filtro polariz-
zatore è però quella di attenuare o far scomparire i riflessi, ad esempio nell' vetrine, in superfici d'acqua (con esclusione degli specchi edegli oggetti di materiale metallico).
I filtri digradanti: Possono essere di diverso tipo, sia neutri che colorati; in pratica sono dei filtri trasparenti che verso la metà cominciano a scurirsi fino raggiungere la massima intensià su uno dei lati. Con un filtro neutro si può ad esempio scurire un cielo senza scurire contemporaneamente la parte inferiore dell'immagine. Oppure se il filtro ha un colore di fondo caldo, può scaldare il cielo si mulando un tramonto. I filtri diffusori: Può sembrare un controsenso, ma a fianco dei progettisti impegnati a migliorare la nitidezza delle ottiche, ce ne sono altri che studiano il modo migliore per togliere nitidezza all'immagine. Vediamo il perchè: Una delle principali applicazioni della fotografia, ancora oggi, è il ritratto, vuoi peri documenti personali, vuoi per le cerimonie. La fotografia di ritratto è molto difficile perchè, mentre la percezione che abbiamo di una persona è un volto in continuo cambiamento, il ritratto ferma, congela irreversibilmente un'espressione, che può non piacere al soggetto fotografato. Inoltre l'obiettivo fotografico Š spesso impietoso con il volto umano e ne mette in evidenza anche le minime imperfezioni: rughe, difetti della pelle, tutto viene restituito in modo estremamente realisticonella fotografia. Ecco allora la funzione dei filtri, che consentono di attenuare queste imperfezioni, di ammorbidirle senza che l'immagine risulti confusa. Infatti basterebbe sfuocare leggermente per togliere nitidezza a rughe e imperfezioni, ma non Š questa la strada da percorrere, perch‚ così tutta l'immagine sarebbe inaccettabile e sfuocata. I filtri,
a seconda delle tipologie, sono in grado di restituire un'immagine perfettamente a fuoco, con molti dettagli leggibili, macon un ammorbidimento soprattutto nelle zone uniformi in grado di riflettere molta luce. Quindi gli occhi saranno perfettamente nitidi, così come le ciglia e le sopracciglia, ma non si noteranno più la trama o le imperfezioni della pelle perchè in queste zone la luce, attraversando il filtro, verrà diffusa, bruciando i piccoli dettagli. I filtri migliori sono i cosiddetti
Duto: neesistono di varia intensità e sono ricavatida un vetro ottico su cui sono incisi dei cerchi concentrici. La foto sarà nitida, matutti i dettagli risulteranno più morbidi. Dai Duto si passa ai filtri Soft, realizzati incidendo sul cristallo o sulla resina una miriade di micrograffi, come se ci fosse passata sopra della carta vetrata; anche questi sono disponibili in varie intensità. 0ltre all'ammorbidimento dell'immagine ci sarà un effetto di progressiva diffusione delle alte luci nelle zone in ombra adiacenti, un effetto di tipo romantico. Lo stesso risultato lo si può ottenere usando una calza nera da donna fermata sull'ottica; se la calza è chiara l'effetto sarà più intenso. Un altro modo per inventarsi un filtro soft di emergenza è quello si spalmare del grasso su un filtro UV con movimenti circolari del dito; il grasso può essere semplicemente il sudore della fronte. Se anzichè‚ con movimenti circolari il grasso verrà applicato con movimenti diritti, le alte luci di diffonderanno lungo le lineedi applicazione del grasso. L'effetto del filtro è tanto maggiore quanto pi— lunga è la focale dell'obiettivo usato, e quanto più aperto è il diaframma; con questi due parametri si può modulare praticamente all'infinito l'effetto.
Ô bene quindi prendere nota delle varie accoppiate, filtro/focale/diaframma e scattare qualche foto con e senza il filtro per poi scegliere il risultato preferito. Ricordiamo che una buona regola in fotografia è che ogni intervento deve poter essere ripetibile.
I
filtri flou: Rientrano anch'essi tra i filtridiffusori, ma non sono ormai più utilizzati; intervengono in modo pesante sulla composizione spandendo le alte luciin ogni parte dell'immagine, dando l'impressione che la fotografia sia stata eseguita attraverso un vetro appannato. Usati oggi, farebbero pensare ad una fotografia scattata ventanni fa. I cross screen: Erano filtri molto apprez
zati vent'anni fa, ma oggi sono stati praticamente abbandonati. La superficie e incisa con un reticolo che fa assumereai punti di luce dell'immagine la forma di stelle; a seconda della forma del reticolo la stella può essere a due, quattro, sei, otto, dodici, sedici punte.
Nella fotografia notturna il filtro Cross Screen vivacizza l'illuminazione stradale, e la cosa è accettabile anche per il fatto che è un'accentuazione dell'effetto di diffrazione che si ottiene quando si chiude al massimo diaframma.

 
D I A F R A M M A
 


Il diaframma funziona come la pupilla dell’occhio può dilatarsi o contrarsi a seconda della luce che si vuol fare arrivare alla retina o pellicole nel nostro casoè quindi uno
strumento di regolazione del flusso luminoso (assieme all' otturatore).
E’costituito da una corona di sottili lamelle a forma di falci parzialmente sovrapposte, fissate nella parte interna della montatura dell’obiettivo.Le lamelle sono mobili, e girando la ghiera che c’e’ sull’ obiettivo si regola il diametro del foro che esse formano di quest’ultimo. Aprire il il diaframma significa allargare il foro permettere ad una quantità di luce superiore di raggiungere la pellicola e selezionare sulla ghiera il numero con valore assoluto minore. Chiudere il diaframma significa restringere il foro per limitare la quantità della luce che raggiunge la pellicola e selezionare sulla ghiera dell’obiettivo i numeri con valori assoluti maggiori. Ad ogni scatto di chiusura sulla ghiera il diametro del diaframma si dimezza. Naturalmente chiudendo il diaframma e facendo entrare meno luce costringe ad allungare i tempi di otturazione, per ottenere una esposizione corretta della pellicola.

DIAMETRO DEL DIAFRAMMA


Il diametro dell’apertura dipende dalla lunghezza focale. Fra l’uno e l’altra c’è un semplice rapporto matematico: il numero che indica ogni apertura di diaframma si ottiene dividendo la lunghezza focale dell’obiettivo per il diametro dell’apertura. Se quindi l’obiettivo ha una lunghezza focale di 100mm, il diametro del diaframma è 50mm significa che l’apertura sarà f/2.
Il rapporto che intercorre tra lunghezza focale e apertura ci fa dedurre che lo stesso valore di apertura non corrisponde a uno stesso diametro per tutti gli obiettivi .
Applicando la formula al contrario e ponendo di avere un obiettivo 50mm e un 100mm entrambi a f/2 . dividendo la lunghezza focale per il valore assoluto del diaframma ottengo che il 50mm a f/2 ha un diametro di 25mm mentre il 100mm ha un diametro di 50mm. Il fatto di avere un diaframma con un diametro superiore comporta quindi anche una profondità di campo inferiore soprattutto a corte focheggiature. Osservando ‘esempio precedente si riesce ad arrivare alla stessa conclusione anche notando che avere i diaframmi regolati a f/2 significa che il diametro di questi deve essere contenuto due volte nella lunghezza focale. Da qui si fa presto a capire che il diametro del diaframma contenuto due volte su 100mm è più grande (doppio in questo caso) di quello contenuto due volte su un obiettivo da 50mm..

M E S S A    A   F U O C O

MESSA A FUOCO


Mettere a fuoco un obiettivo significa regolare la distanza fra il centro dell’ obiettivo ed il film, in relazione alla distanza tra l’obiettivo ed il soggetto affinché questo riesca a produrre un immagine nitida. Perché l’immagine appaia nitida ,a fuoco, occorre che i raggi luminosi provenienti dallo stesso punto dopo essere passati attraverso la lente convessa dell obiettivo vadano a convergere l’uno verso l’altro in modo da confluire verso un solo punto. Questo punto è detto fuoco ed è situato in una superficie verticale chiamata piano focale, dove è tesa la pellicola che registra un infinità di minuscole immagini formate da un numero infinito di raggi che convergono nei punti di fuoco
.

 
P R O F O N D I T A’    DI   C A M P O
 


La profondità di campo è l’estensione della messa a fuoco a quelle zone del soggetto, che più vicine o più lontano dal punto ottimale, si possono rendere con sufficente definizione. In parole povere è tutto ciò che risulta a fuoco in una foto prima e dopo il soggetto di questa. Sfruttata accortamente dal fotografo la profondità di campo è uno strumento fondamentale per mettere in risalto o sminuire determinati particolari o per isolare i soggetti dal contesto in cui sono stati fotografati.
La profondità di campo di distribuisce, (come si vede dalla grafica sopra) per 1/3 prima del punto di messa a fuoco e per 2/3 dopo il punto di messa a fuoco.
 

La    P R O F O N D I T A’    di  C A M P O   dipende da:

1) Apertura del diaframma

 

         
  Diaframma f2.8 fuoco sulla 1a Tazza                                  Diaframma f16 fuoco sulla 1a Tazza 


L’influenza del diaframma nella profondità di campo dipende dalla sua apertura: più aperto è il diaframma, quindi minore è il suo valore assoluto del numero selezionato sulla ghiera, minore è la profondità di campo.
 


Al Contrario più chiuso è il diaframma, quindi maggiore è il suo valore assoluto del numero selezionato sulla ghiera, maggiore è la profondità di campo. (a parità delle altre 2 variabili distanza di messa a fuoco ed lunghezza focale dell'obiettivo utilizzato)



2) Distanza del piano di messa a fuoco (Soggetto)

 

        
  Diaframma f2.8 fuoco sulla 1a Tazza                                  Diaframma f2.8 fuoco sulla 2a Tazza 


Più il soggetto è vicino quindi più è vicino il piano di messa a fuoco, più diminuisce la profondità di campo relativa di un obiettivo aperto alla medesima apertura di diaframma. Il discorso si capovolge se il piano di messa a fuoco è distante.


3) Lunghezza focale dell’obiettivo
A parità delle altre due variabili maggiore è la lunghezza focale minore è la profondità di campo(vedi diametro del diaframma), ovviamente in questo caso varieranno anche l'angolo di campo e la resa prospettica e la compressione dei piani della vostra fotografia.


MISURARE  LA PROFONDITA’ DI CAMPO

E’possibile effettuare la lettura della profondità di campo direttamente dalla ghiera degli obiettivi sopratutto negli obiettivi meno nuovi dove è segnata una scala delle profondità di campo, che consiste in un serie di coppie di numeri quando si è proceduto alla messa a fuoco basta dare un occhiata a questa scala relativamente al diaframma adoperato per sapere i limiti della profondità. Non in tutti gli obiettivi di ultima produzione troviamo questa scala, ma c’e’ sempre la numerazione che indica il piano di distanza della messa a fuoco e tramite quello ed un po’ di esperienza e già possibile ottenere dei risultati buoni. Nel caso lo scatto richieda la massima precisione si può ricorrere ad una lettura sul vetro smerigliato se si possiede una reflex con la possibilità di chiudere il diaframma alla impostazione effettiva.In caso contrario una lettura a vetro smerigliato senza detta funzione non potrebbe essere precisa in quanto le macchine moderne effettuano tutte una lettura a diaframma tutto aperto.Ci si può oltremodo attrezzare con eventuali TABELLE preparate in precedenza a varie distanze di messa a fuoco stabilite,o calcolando la profondità di campo con le relative formule matematiche.
 



R I A S S U N T O : NEGATIVO TECNICAMENTE PERFETTO

 
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