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O B I E T T I V I - S P E C I A L I e A
C C E S S O R I
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FISH-EYE sono obiettivi dalla lughezza focale molto corta che coprono un
angolo di campo di circa 180°, si caratterizzano per la prospettiva
sferica, l'immagine che forniscono appare come un immagine
tradizionale proiettata su una superficie sferica e quindi riprodotta in
piano.L'effetto è quello degli spioncini delle porte.
I teleobiettivi
CATADIOTTRICI sono teleobiettivi molto
spinti, 500 o 1000 mm. Utilizzano un sistema ottico formato da specchi
peer accorciare il percoso dei raggi luminosi nel loro interno al fine di
ottenere la maggior compattezza possibile. Non hanno diaframma, quindi
manca la possibilità di regolare la profondità di campo, sono poco
luminosi (intorno f8-f11) l'esposizione può essere variata con l'utilizzo
di filtri grigi ND. Rispetto alle ottiche corrispondenti a lenti sono
decisamente meno costosi e più pratici, d'altro canto la resa ottica sia
in termini di risolvenza che di contrasto d'immagine sono notevolmente
inferiori.
I MOLTIPLICATORI DI FOCALE
sono degli obiettivi che si inseriscono tra
il corpo della macchina e l'obiettivo e moltiplicano la focale
dell'obiettivo montato in base ad uno specifico coefficiente che varia a
seconda dei modelli (1.4X-2X-3X). I 2X sono i più diffusi e raddoppiano la
focale dell'obiettivo montato (200mm diventa un 400mm). Una valenza
interessante oltre alla moltiplicazione è che mantengono la minima
distanxa di messa a fuoco dell' obiettivo montato, ma ne riducono la
luminosità, ad ex: un 200mm f/4 diventa un 400mm f/8.
Gli obiettivi
MACRO di norma sono compresi tra i 50 e i
130 mm. Oltre ad essere degli eccellenti obiettivi per uso universale,
sono ottiche ottimizzate per le riprese ravvicinate, in quanto sono in
grado di focheggiare con continuità fino a pochi centimetri dal soggetto.
Molti obiettvi macro alla minima messa a fuoco consentono un rapporto di
riproduzione di 1:1, significa che un soggetto ha le stessa dimensioni
sulla realtà che sulla pellicola.
Il PARALUCE
è un accessorio fondametale sia per i
principianti che per i professionisti, e utilissimo per evitare che dei
raggi di sole parassita possano colpire la lente riducendone il contraso è
la qualità del colore. Utile anche per eliminare il verificarsi di
fastidiosi effetti fantasma.
I
- F I L T R I
La pellicola non è in grado di leggere la
luce e i contrasti con la stessa percezione dell'occhio umano che,
sfruttando anche la memoria della visione, è in grado di restituire colori
e contrasti realistici anche in situazioni di luce non naturale.
Determinati filtri consentono di "convertire" la temperature di colore
della luce in modo da adeguarsi alla pellicola in uso, sono i cosiddetti
filtri di conversione. Ma i filtri non servono solo a questo; in termini
generali possiamo suddividerli in due categorie, filtri per bianco
e nero e filtri per il colore,
oltre a due filtri tecnici, il filtro UV e lo Sky Light che, al di là
delle applicazioni specifiche, vengono spesso usati per proteggere la
lente frontale dell'obiettivo. Tra i fotografi ci sono due correnti di
pensiero; ci sono quelli che montano sempre un filtro protettivo sulla
lente frontale e quelli che preferiscono evitarlo, temendo una perdita di
qualità dell' immagine. In merito possiamo fare alcune considerazioni:
questi filtri proteggono la lente frontale da polvere, gocce d'acqua,
ditate involontarie e, se di buona marca, non modificano la resa
dell'immagine finale. Si eviteranno così i rischi connessi alla pulizia
degli obiettivi il filtro Sky Light ha un'intonazione leggermente rosata e
può essere quindi considerato tra i filtri di compensazione, che si usano
per modificare la temperatura di colore di un'immagine; l'introduzione di
una dominante rosata porta ad un riscaldamento generale dei toni
dell'immagine. Un filtro UV invece assorbe la radiazione ultravioletta,
causa delle dominanti bluastre nelle fotografie eseguite in montagna,
senza alterare minimamente i colori dell'immagine. Questo è il motivo per
cui Š preferibile come filtro di protezione. Un'attenzione particolare
merita la montatura dei filtri; con gli obiettivi ultragrandangolari
bisognebbe impiegare filtri con una montatura bassa per evitare che
la filettatura del filtro venga inquadrata nell'immagine. Se si dispone di
focali con diversi diametri di filtri, può essere economicamente
vantaggioso indirizzarsi verso filtri quadrati o rettangolari che vengono
montati sull'obiettivo utilizzando un particolare portafiltri con due
guide laterali. ll portafiltri
consente quindi di far scorrere il filtro per posizionarne davanti
all'obiettivo una particolare zona, possibilità preziosa se si usano ad
esempio dei filtri digradanti. ll portafiltri si fissa all'obiettivo con
un anello di raccordo in metallo che e fornito in diversi diametri
d'attacco; se quindi di abbiamo un'ottica con diametro 72 e una con
diametro 67, basterà acquistare i due raccordi per rendere compatibili
tutti i filtri con entrambe le ottiche.
I filtri per il bianco e nero:
Questi filtri si usano di norma in esterni per variare il contrasto della
scena e per schiarire o scurire determinati colori, così da differenziare
ed enfatizzare i diversi piani dell'immagine. Esaminiamo ora quale effetto
determinano sull'immagine i filtri BN più usati:
Filtro giallo: migliora la
nitidezza generale riducendo il velo atmosferico e rendendo quindi più
leggibile il paesaggio all'infinito.
Filtro arancione: scurisce il
colore del cielo facendo risaltare il bianco delle nuvole
Filtro rosso: ha lo stesso
comportamento del filtro l'arancione, ma in modo decisamente più
drammatico. Inoltre il filtro rosso, accoppiato alla pellicola
"infrarosso", riduce il passaggio della luce visibile, mettendo in
evidenza l'immagine creata dalla radiazione infrarossa. Per ottenere il
massimo risultato dalle pellicole infrarosso è però opportuno usare dei
filtri dedicati, molto più scuri, anche neri, almeno per l'occhio.
Filtro verde: schiarisce la
vegetazione, accentuando quindi la separazione dei piani nei paesaggi con
vegetazione.
I filtri per il colore:
Le pellicole diapositive sono tarate o per
la luce del sole e dei flash, con una temperatura di 5500°K, o per la luce artificiale a 3200°K, che
è il colore della luce
della lampada al tungsteno.
Per questo motivo ci si può trovare in situazioni in cui è necessario scaldare
o
raffreddare la luce della scena in modo
renderla più idonea alla pellicola impiegata; questa è la funzione dei filtri detti
di conversione. In pratica consentono
di lavorare in luce artificiale usando una
pellicola per luce naturale, o in luce naturale con pellicola per luce artificiale. E
bene sottolineare che, quando è possibile, è preferibile scegliere a monte la
pellicola adatta alla situazione di ripresa.
Esaminiamo ora le caratteristiche dei filtri di conversione.
Quando si lavora in luce artificiale con
pellicola daylight (luce solare-flash), si
usano i filtri tendenti all'azzurro e al blu;
questo poichè‚ la pellicola per luce naturale è tarata per luci molto
fredde ed è
quindi necessario raffreddare la luce artificiale per far sì che venga registrata in
modo corretto dalla pellicola.
I codici di identificazione hanno una numerazione pari.
Quando invece si lavora in luce solare
con pellicola per luce artificiale, si usano i filtri tendenti al
giallo/ambra e arancione, che consentono di riscaldare la luce
che andrà impressionare la pellicola.
I codici di identificazione hanno una numerazione dispari.
Vi sono poi i filtri di compensazione che
servono per intervenire su dominanti dipendenti da altri fattori, come un'illuminazione fluorescente.
Può capitare di dover fotografare ambienti illuminati con luci fluorescenti, per
esempio l'interno di un centro commerciale, dove è ovviamente impossibile
sostituire i punti di luce con altri adatti alla
pellicola impiegata, o illuminare la scena con un gruppo di flash.
L'illuminazione fluorescente determina
invariabilmente una dominante che tende al verdastro o al giallo/verde, a seconda che si utilizzi una pellicola per luce naturale o per luce
artificiale. In questi casi la compensazione si ottiene con filtri magenta,
rossi o viola, a seconda del tipo di tubo.Sono reperibili tabelle di
conversione che indicano quale filtro usare con uno specifico tubo, ma non
sempre ci si troverà nella possibilità di leggere le targhette
identificative dei vari tubi. Si dovrà quindi fare alcuni scatti di prova
per determinare la filtratura corretta; un'alternativa è costituita da una
filtratura in fase di stampa. Se si impiegano diapositive si può anche
ricorrere, con eccellenti risultati, a duplicare l'originale con un filtro
adeguato all'eliminazione della dominante.
I filtri per effetti speciali:
Sono quasi tutti utilizzabili sia con le pellicole colore, che con quelle
bianco e nero.
Neutrai Density: partiamo dai
filtri ND, cioè neutral density: si tratta di filtri grigi che non
agiscono quindi su alcuna dominante, ma servono semplicemente a diminuire
la luminosità della scena. Si impiegano per esempio in situazioni di forte
luminosità quando si utilizza una pellicola ad alta sensibilità.Si possono
usare anche per impostare un tempo di posa più lungo; con un filtro ND di
adeguata intensità possiamo impiegare un tempo talmente lungo, che il
soggetto in movimento non sarà in grado di impressionare la pellicola o
apparirè come una macchia semitrasparente su cui l'occhio dell'osservatore
non si soffermerà più di tanto. L'allungamento del tempo di posa consente
anche di accentuare l'effetto di movimento di un corso d'acqua, un ruscello,
una cascata o le onde del mare, producendo un'immagine di grande effetto.
ll filtro polarizzatore:
Ha avuto una grande popolarità negli anni settanta, quando era di moda uno
stile fotografico di origine americana con immagini a colori molto saturi.
ll polarizzatore "filtra" i fasci luminosi, la sciando passare solo quelli
che vibrano su un determinato piano. L' effetto pratico in una immagine di
paesaggio è costituito appunto da cieli scuri e colori saturi. La funzione
principale del filtro polariz-
zatore è però quella di attenuare o far scomparire i riflessi, ad esempio
nell' vetrine, in superfici d'acqua (con esclusione degli specchi edegli
oggetti di materiale metallico).
I filtri digradanti: Possono
essere di diverso tipo, sia neutri che colorati; in pratica sono dei
filtri trasparenti che verso la metà cominciano a scurirsi fino raggiungere
la massima intensià su uno dei lati. Con un filtro neutro si può ad
esempio scurire un cielo senza scurire contemporaneamente la parte
inferiore dell'immagine. Oppure se il filtro ha un colore di fondo caldo,
può scaldare il cielo si mulando un tramonto. I filtri diffusori: Può
sembrare un controsenso, ma a fianco dei progettisti impegnati a
migliorare la nitidezza delle ottiche, ce ne sono altri che studiano il
modo migliore per togliere nitidezza all'immagine. Vediamo il perchè: Una
delle principali applicazioni della fotografia, ancora oggi, è il
ritratto, vuoi peri documenti personali, vuoi per le cerimonie. La
fotografia di ritratto è molto difficile perchè, mentre la percezione che
abbiamo di una persona è un volto in continuo cambiamento, il ritratto
ferma, congela irreversibilmente un'espressione, che può non piacere al
soggetto fotografato. Inoltre l'obiettivo fotografico Š spesso impietoso
con il volto umano e ne mette in evidenza anche le minime imperfezioni:
rughe, difetti della pelle, tutto viene restituito in modo estremamente
realisticonella fotografia. Ecco allora la funzione dei filtri, che
consentono di attenuare queste imperfezioni, di ammorbidirle senza che l'immagine
risulti confusa. Infatti basterebbe sfuocare leggermente per togliere
nitidezza a rughe e imperfezioni, ma non Š questa la strada da percorrere,
perch‚ così tutta l'immagine sarebbe inaccettabile e sfuocata. I filtri,
a seconda delle tipologie, sono in grado di restituire un'immagine
perfettamente a fuoco, con molti dettagli leggibili, macon un
ammorbidimento soprattutto nelle zone uniformi in grado di riflettere
molta luce. Quindi gli occhi saranno perfettamente nitidi, così come le
ciglia e le sopracciglia, ma non si noteranno più la trama o le
imperfezioni della pelle perchè in queste zone la luce, attraversando il
filtro, verrà diffusa, bruciando i piccoli dettagli. I filtri migliori
sono i cosiddetti Duto:
neesistono di varia intensità e sono ricavatida un vetro ottico su cui
sono incisi dei cerchi concentrici. La foto sarà nitida, matutti i
dettagli risulteranno più morbidi. Dai Duto si passa ai filtri
Soft, realizzati incidendo sul
cristallo o sulla resina una miriade di micrograffi, come se ci fosse
passata sopra della carta vetrata; anche questi sono disponibili in varie
intensità. 0ltre all'ammorbidimento dell'immagine ci sarà un effetto di
progressiva diffusione delle alte luci nelle zone in ombra adiacenti, un
effetto di tipo romantico. Lo stesso risultato lo si può ottenere usando
una calza nera da donna fermata sull'ottica; se la calza è chiara
l'effetto sarà più intenso. Un altro modo per inventarsi un filtro soft di
emergenza è quello si spalmare del grasso su un filtro UV con movimenti
circolari del dito; il grasso può essere semplicemente il sudore della
fronte. Se anzichè‚ con movimenti circolari il grasso verrà applicato con
movimenti diritti, le alte luci di diffonderanno lungo le lineedi
applicazione del grasso. L'effetto del filtro è tanto maggiore quanto pi—
lunga è la focale dell'obiettivo usato, e quanto più aperto è il
diaframma; con questi due parametri si può modulare praticamente
all'infinito l'effetto.
Ô bene quindi prendere nota delle varie accoppiate,
filtro/focale/diaframma e scattare qualche foto con e senza il filtro per
poi scegliere il risultato preferito. Ricordiamo che una buona regola in
fotografia è che ogni intervento deve poter essere ripetibile.
I filtri flou: Rientrano
anch'essi tra i filtridiffusori, ma non sono ormai più utilizzati;
intervengono in modo pesante sulla composizione spandendo le alte luciin
ogni parte dell'immagine, dando l'impressione che la fotografia sia stata
eseguita attraverso un vetro appannato. Usati oggi, farebbero pensare ad
una fotografia scattata ventanni fa. I cross screen:
Erano filtri molto apprez
zati vent'anni fa, ma oggi sono stati praticamente abbandonati. La
superficie e incisa con un reticolo che fa assumereai punti di luce
dell'immagine la forma di stelle; a seconda della forma del reticolo la
stella può essere a due, quattro, sei, otto, dodici, sedici punte.
Nella fotografia notturna il filtro Cross Screen vivacizza l'illuminazione
stradale, e la cosa è accettabile anche per il fatto che è
un'accentuazione dell'effetto di diffrazione che si ottiene quando si
chiude al massimo diaframma. |
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La profondità di campo è l’estensione della messa a fuoco a quelle zone
del soggetto, che più vicine o più lontano dal punto ottimale, si possono
rendere con sufficente definizione. In parole povere è tutto ciò che
risulta a fuoco in una foto prima e dopo il soggetto di questa. Sfruttata
accortamente dal fotografo la profondità di campo è uno strumento
fondamentale per mettere in risalto o sminuire determinati particolari o
per isolare i soggetti dal contesto in cui sono stati fotografati.
La profondità di campo di distribuisce,
(come si vede dalla grafica sopra)
per 1/3 prima del punto di messa a fuoco e per 2/3 dopo il punto di messa
a fuoco.
La P R O F O N D I T A’ di C A M P O
dipende da:
1)
Apertura del diaframma

Diaframma f2.8 fuoco sulla 1a Tazza Diaframma
f16 fuoco sulla 1a Tazza
L’influenza del diaframma nella profondità di campo dipende dalla sua
apertura: più aperto è il diaframma, quindi minore è il suo valore
assoluto del numero selezionato sulla ghiera, minore è la profondità di
campo.

Al Contrario più
chiuso è il diaframma, quindi maggiore è il suo valore assoluto del numero
selezionato sulla ghiera, maggiore è la profondità di campo. (a parità
delle altre 2 variabili distanza di messa a fuoco ed lunghezza focale
dell'obiettivo utilizzato)

2) Distanza del
piano di messa a fuoco (Soggetto)

Diaframma f2.8 fuoco sulla 1a Tazza Diaframma
f2.8 fuoco sulla 2a Tazza
Più il soggetto è vicino quindi più è vicino il piano di messa a fuoco,
più diminuisce la profondità di campo relativa di un obiettivo aperto alla
medesima apertura di diaframma. Il discorso si capovolge se il piano di
messa a fuoco è distante.
3) Lunghezza
focale dell’obiettivo
A parità delle altre due variabili maggiore è la lunghezza focale minore è
la profondità di campo(vedi diametro del diaframma), ovviamente in
questo caso varieranno anche l'angolo di campo e la resa prospettica e la
compressione dei piani della vostra fotografia.
MISURARE LA PROFONDITA’ DI CAMPO E’possibile effettuare la lettura della profondità di campo direttamente
dalla ghiera degli obiettivi sopratutto negli obiettivi meno nuovi dove è
segnata una scala delle profondità di campo, che consiste in un serie di
coppie di numeri quando si è proceduto alla messa a fuoco basta dare un
occhiata a questa scala relativamente al diaframma adoperato per sapere i
limiti della profondità. Non in tutti gli obiettivi di ultima produzione
troviamo questa scala, ma c’e’ sempre la numerazione che indica il piano
di distanza della messa a fuoco e tramite quello ed un po’ di esperienza e
già possibile ottenere dei risultati buoni. Nel caso lo scatto richieda la
massima precisione si può ricorrere ad una lettura sul vetro smerigliato
se si possiede una reflex con la possibilità di chiudere il diaframma alla
impostazione effettiva.In caso contrario una lettura a vetro smerigliato
senza detta funzione non potrebbe essere precisa in quanto le macchine
moderne effettuano tutte una lettura a diaframma tutto aperto.Ci si può
oltremodo attrezzare con eventuali
TABELLE
preparate in precedenza a varie distanze di messa a fuoco stabilite,o
calcolando la profondità di campo con le relative formule matematiche.
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