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grandi linee, si ricorre al lampo (flash) in due occasioni: quando la luce
ambiente è insufficiente per esporre correttamente e quando, pur in
presenza di una luce sufficiente, si desidera schiarire le ombre o fermare
il movimento. I casi pratici in cui si ricorre alla luce lampo sono
numerosi, per cui è necessario avere una buona conoscenza dei
lampeggiatori e della tecnica con cui vanno usati, non sempre facile e
intuitiva.
In teoria il ricorso ad una pellicola di elevata sensibilità potrebbe
aiutare nei casi di luce ambientale scarsa o nel congelamento del
movimento; tuttavia in pratica si incontrano, a seconda dei casi, ostacoli
di vario genere come grana elevata, tempi di otturazione troppo lunghi,
profondità di campo ridotta, resa cromatica imperfetta. La grande utilità
del lampeggiatore sta alla base del suo successo, al punto che molte
macchine fotografiche lo hanno incorporato. A favore dell’uso di una
pellicola molto sensibile impiegata con luce ambiente invece del ricorso
al flash resta il fatto innegabile che i soggetti illuminati dalla luce
del lampo non risultano quasi mai naturali. L’elemento che più degli altri
caratterizza un flash è la sua potenza luminosa, espressa
.dal
Numero Guida NG (oppure GN dall’inglese Guide
Number) Da esso si ricava il diaframma da usare in funzione della
distanza tra il lampeggiatore e il soggetto da illuminare. Per fissare le
idee, supponiamo di avere un flash con numero guida 32 a 100 ISO; se la
distanza del soggetto dal flash è di 4 metri, si deve dividere 32 per 4
ottenendo il quoziente 8, che rappresenta l’apertura di diaframma da usare
per ottenere una esposizione corretta. Si noti che il numero guida
viene espresso in funzione di una certa sensibilità della pellicola; è
infatti evidente che a parità di potenza luminosa si dovrà aprire o
chiudere il diaframma a seconda della minore o maggiore rapidità
dell’emulsione impiegata. E’ pratica comune valutare la potenza di un
lampeggiatore facendo riferimento al numero guida espresso per una
sensibilità di 100 ISO; per mettere a confronto numeri guida di
lampeggiatori differenti bisogna sincerarsi di questa uniformità del
riferimento alla sensibilità.
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DISTANZA DI COPERTURA DEL FLASH CONOSCENDO NG E
DIAFRAMMA |
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questo programma di calcolo
è utilizzabile solo su internet explorer |
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Per capire la tecnica d’uso di un lampeggiatore bisogna rendersi conto di
come viene distribuita la sua luce al crescere della distanza dal soggetto
illuminato, come risulta dalla figura sottostante In pratica, ad ogni
raddoppio della distanza la luce del flash va a coprire una superficie che
è quattro volte più grande, in base al principio geometrico che le
superfici variano secondo il quadrato delle distanze (legge
dell'inverso dei quadrati); questo
significa che la luminosità del soggetto illuminato dal lampo cala
rapidamente al crescere della distanza dalla sorgente di luce. Tanto per
fare un esempio pratico, se a 2 metri si deve usare il diaframma 16, a 4
metri si ottiene il diaframma 8, che lascia passare esattamente quattro
volte più di luce. La divisione del numero guida 32 per 2 metri e per 4
metri fornisce appunto i valori di diaframma 16 e 8. I numeri guida
vengono calcolati dai fabbricanti per un uso in interni, dove una certa
quantità di luce riflessa dalle pareti, dal soffitto e dal pavimento va a
colpire il soggetto. All’esterno tale luce riflessa viene a mancare, per
cui il diaframma ricavato dalla divisione del numero guida per la distanza
va aumentato di almeno 1/2 stop. Fino ad ora non si è parlato del tempo di
otturazione. Nell’uso dei flash bisogna distinguere tra otturatore
centrale e
otturatore a tendina. Nelle macchine
fotografiche ad otturatore centrale qualunque tempo di otturazione può
essere impiegato col flash, dal momento che il fotogramma prende luce per
intero durante l’azionamento dell’otturatore. Le cose funzionano in
maniera ben diversa nel caso di un otturatore a tendina, che solo per
tempi abbastanza lenti scopre integralmente il fotogramma; è chiaro che in
questo caso il lampo può essere usato solo col cosiddetto tempo di
sincronizzazione, ossia col tempo più breve che realizza la condizione
suddetta. Se si impostassero tempi più rapidi si otterrebbe un fotogramma
esposto solo per una fetta tanto più stretta quanto più rapido è il tempo
di otturazione. (Da 1/90 a 1/250). Prima di parlare dei moderni
lampeggiatori elettronici è d’obbligo un breve cenno alle ormai vecchie
lampade lampo. Esse sono dotate di un filamento metallico a combustione
velocissima, che viene attivata al momento dello scatto provocando un
lampo di luce molto intensa; ogni lampada serve per un unico lampo, perché
rimane fulminata ad ogni uso. Esistono (o esistevano!) lampade lampo
diverse per otturatori centrali o a tendina, con caratteristiche di
risposta diverse. Inoltre le lampade con bulbo chiaro forniscono una
temperatura di colore di circa 4000 °K adatta per fotografie in bianco e
nero, mentre il tipo a bulbo azzurrato ha una temperatura di colore di
5600 °K per resa cromatica equilibrata.
I lampeggiatori elettronici sono
invece basati su un tubo riempito di gas nobile, che viene acceso da una
scarica elettrica generata da un condensatore elettrolitico, caricato da
una pila o da una batteria. Un lampeggiatore elettronico ha una durata del
lampo brevissima, dell’ordine di millesimi di secondo; con le lampade
lampo invece si avevano durate superiori. Il tubo a gas è in grado di
emettere migliaia di lampi senza perdere le sue caratteristiche. La
temperatura di colore è attorno ai 5600-6000 °K, del tutto simile alla
luce diurna. Dopo il lampo il condensatore si deve ricaricare, sotto il
controllo di un circuito elettronico transistorizzato, che emette un
sibilo caratteristico. Quando il condensatore è carico si accende la
lampada o spia pronto-flash, che avvisa della disponibilità del
lampeggiatore.
Nei lampeggiatori manuali generici
il lampo è comandato da un contatto emesso dalla macchina fotografica; un
apposito cavo parte dalla presa di sincro-flash prevista sulla fotocamera
e va al lampeggiatore. Naturalmente il contatto avviene in sincronismo col
movimento dell’otturatore, in modo che il lampo venga emesso al momento
opportuno. Alcune fotocamere hanno due prese sincro-flash, una di
tipo X per i lampeggiatori elettronici e
una di tipo M per le lampade lampo. Gran parte delle macchine fotografiche
offre inoltre una slitta portaflash con contatto caldo incorporato, per
evitare il collegamento del filo esterno. Nei lampeggiatori manuali il
calcolo del diaframma da usare va fatto dall’operatore, in base al numero
guida e alla distanza della torcia dal soggetto; spesso essi riportano una
tabella o un regolo calcolatore su cui, dopo avere preventivamente
impostato la sensibilità della pellicola, si legge il diaframma da usare
in corrispondenza della distanza dal soggetto. Il pericolo che si corre è
quello di sbagliare i calcoli, coi conseguenti errori di esposizione.
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Nei lampeggiatori automatici tutto diventa più semplice e sicuro. Essi
possiedono un sensore orientato verso il soggetto, in modo da misurare la
quantità di luce da esso riflessa; quando l’automatismo accerta che il
soggetto ha ricevuto luce a sufficienza, fa cessare istantaneamente la
scarica del condensatore, ossia il lampo. In questo modo il fotografo deve
soltanto impostare la sensibilità della pellicola e leggere il diaframma
da impostare, mentre i calcoli vengono lasciati all’automatismo. Sono
preferibili i lampeggiatori automatici che prevedono due o tre diverse
potenze del lampo, in modo da potere lavorare con diaframmi differenti;
questo permette di regolare la profondità di campo o di economizzare
nell’uso delle batterie che alimentano il flash; in quest’ultimo caso si
ottiene anche il vantaggio di ridurre notevolmente il tempo di ricarica.
Gli automatismi conseguibili sono anche altri, del tutto impensabili prime
dell’avvento dei microprocessori. L’angolo di illuminazione del flash può
variare automaticamente in funzione della lunghezza focale dell’obiettivo;
questo comportamento vale non solo con ottiche di lunghezza focale fissa,
ma anche in abbinamento con gli obiettivi zoom. In questo caso quando si
modifica la lunghezza focale si ottiene automaticamente un allargamento o
un restringimento dell’angolo di illuminazione del flash.
Per le fotocamere con messa a fuoco automatica esistono lampeggiatori
dedicati che possiedono un emettitore di raggi infrarossi che permette il
funzionamento dell’automatismo di focheggiatura anche al buio completo.
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