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Indice

L A   C A M E R A    O S C U R A

ZONA ASCIUTTA:
1) Ingranditore 2) Timer
3) Marginatore 4) Focometro
5) Maschere per sfumare
6) Maschere per bruciare
7) Luce di sicurezza
8) Raccoglitore di Negativi
9) Rifilatrici 10) Forbici
11) Scalpello
12) Carta da stampa
13) Mobile da Magazzino
14) Righello
15) Pennello con Soffietto
16) Lente d'ingrandimento
ZONA UMIDA:
17) Tank di Sviluppo
18) Spirali per lo sviluppo
19) Rulli per stampare a colori
20) Cilindri Tarati 21) Misurino
22) Sostanza Chimiche
23) Imbuti 24) Asciugamani
25) Bagno di Sviluppo
26) Bagno di arresto
27) Bagno di Fissaggio
28) Vasca lavaggio stampe
29) Lavandino + tubo + filtri
30) Pinze per Carta
31) Termometro
32) Luce di Sicurezza
33) Timer 34) Bacinelle
35) Mollette
36) Pinze Tergi Pellicola
37) Secchio 38) Presa d'aria

M A T E R I A L E   DI    S V I L U P P O

MATERIALE:
1) Tank di sviluppo
2) Spirali
3) Termometro
4) Timer
5) Misurini
6) Bott. per sostanze Chimiche
7) Bacinelle
8) Imbuto
9) Guanti di Gomma
10) Tubo con filtro
11) Pinze Tergi Pellicola
12) Mollette
   
C O S A - O C C O R R E


Un tempo i fotografi possedevano la padronanza tecnica del trattamento delle pellicole in bianco e nero e la stampa fotografica.
Il fascino della camera oscura coinvolge ancora diversi appassionati, ma il computer e la sua relativa facilità di fare cose strabilianti, penalizzazano sempre di più il laboratorio fotografico tradizionale.
Un primo approccio lo si può comunque fare cencando di capire come agisce la luce con una attrezzatura minima e con materiali ancora facilmente reperibili.


Stanza oscurabile
E’ necessario sia a perfetta tenuta di luce soprattutto per lo sviluppo del negativo. Nel caso si disponesse di un locale oscurabile con lavandino, la soluzione sarebbe ottimale.

Carta fotosensibile
E’ una carta che differisce da quella comune per il fatto che su una facciata è stesa una emulsione sensibile alla luce. Qualsiasi materiale potrebbe sostituire la carta (legno, ceramica, stoffa, ve­tro, ecc..) purchè emulsionato. In commercio è comunque facil­mente reperibile la carta. Può essere di diversi spessori fino ad ar­rivare al cartoncino.
L’emulsione che copre una facciata della carta è composta di gelatina: in questa sono sospesi dei cristalli di alogenuro d’argen­to (microscopici) che anneriscono quando vengono colpiti dalla luce.
Per distinguere il lato emulsionato (la carta non può essere os­servata se non con luce di sicurezza rossa o giallo/ verde) c’è da te­ner presente che la superficie emulsionata è più appiccicosa del retro. La superficie con l’emulsione può essere di diversi tipi: luci­da (glossy) opaca (matt), semiopaca (semimatt), perla, seta, eccetera.
Ovviamente si può scegliere il tipo che è più confacente al proprio gusto personale: da tenere presente che al buio, al tatto, è più facile riconoscere la parte emulsionata della carta lucida. La stessa riflessione della poca luce che c’è nella stanza adibita a la­boratorio fotografico (o cameraoscura, anche se il termine non è del tutto proprio) rende più facile il riconoscimento della parte emulsionata della carta lucida.
Le confezioni di carta, che possono racchiudere 10, 25, 50 o 100 fogli, sono contrassegnate da un numero che generalmente va da zero a 5 o da i a 6 (a seconda delle marche in commercio). Per tutte vale la regola che a numero più basso corrisponde mag­giore “morbidezza” e a numero più alto corrisponde maggiore “durezza”. Praticamente la carta numero “0” avrà maggiori sfumature di grigio, mentre la carta numero “5” ne avrà meno.
Da segnalare ancora che attualmente si trovano in commer­cio carte politenate: sono parziaImente impermeabilizzate e quindi consentono minori tempi di sviluppo, di fissaggio e so­prattutto di lavaggio. Sono decisamente da preferire a quelle co­muni in quanto agevolano di molto le prime esperienze. I forma­ti disponibili sono molti e quindi da scegliere in base al tipo di prodotto finale che si vuole ottenere. E’ bene, comunque, precisa­re che la carta fotografica si può tagliare con le comuni forbici e che da un grande formato se ne possono ottenere di piccoli. La carta è in diversi formati: dal piccolo 6x9 centimetri al formato 70x100. E’ bene estrarre un solo foglio alla volta dal sacchetto di pla­stica nera che racchiude la confezione: anche se la luce di sicurez­za dovrebbe non velare la carta, ci può sempre essere una porta che si apre o l’accidentale accensione della luce normale.

Sviluppo
Chiamato anche rivelatore ed è un liquido che serve a far reagire chimicamente i cristalli di alogenuro d’argento colpiti dal­la luce.
Quando noi esponiamo un foglio di carta sensibile alla luce, su questa si forma una immagipe latente che non è visibile; affinchè lo sia è necessario che lo sviluppo faccia annerire i cristalli col­piti dalla luce. La reazione avviene in circa 2 minuti. Si trova in commercio in diverse confezioni, soprattutto liquide. Come per la carta è bene scegliere una confezione a rapida reazione. Da ri­cordare, inoltre, che confezioni grandi sono decisamente più con­venienti (sempre che se ne preveda l’uso) rispetto alle piccole.
E’ molto semplice da preparare: basta miscelarlo con acqua nella percen­tuale che le istruzioni (se si è fortunati sono scritte anche in italia­no) prevedono.

Fissaggio
E’ il liquido che ha il compito di eliminare dalla superficie della carta sensibile i cristalli che non sono stati anneriti dal rivelatore o sviluppo (che sono naturalmente quelli che non erano stati colpiti dalla luce).
La sua azione deve svolgersi sempre al buio o in presenza di luce di sicurezza.
Dopo aver lasciato la carta per qualche minuto nel bagno di fissaggio si può accendere la luce normale: in pratica non ci do­vrebbero più essere cristalli di alogenuro d’argento sensibili alla luce in quanto quelli non anneriti dal rivelatore si sono sciolti nel liquido di fissaggio e a poco a poco si depositeranno sul fondo della vaschetta.
Come per lo sviluppo il fissaggio si trova in commercio in di­verse confezioni.
E opportuno evitare quelle in polvere, che sono più difficili da preparare, preferendo quelle liquide che vanno diluite secondo le indicazioni. Dette indicazioni non sono rigide: meno acqua si mette più rapi­da è l’azione.
Da tenere presente che il fissaggio, a differenza dello svilup­po che va gettato dopo l’uso, si può conservare e adoperare fino a quando si vede che reagisce o non emana cattivo odore. Dispo­nendo di uno spezzone di pellicola BN non sviluppato, si può controllare la sua azione anche alla luce normale (è ancora attivo quando la pellicola diventa trasparente in poco tempo).

Pinze o guanti
In commercio ce ne sono di diversi tipi, ma è opportuno non scegliere quelle di metallo.
Le pinze possono essere sostituite anche da guanti di gom­ma, che però sono meno pratici e possono creare dei problemi di inquinamento tra i liquidi.

Lampada rossa o giallo/ verde
Assomiglia ad una comune lampadina con la differenza che emana luce colorata. La si trova facilmente in commercio e può essere avvitata su normali portalampada. Molto comodo se si dispone di un portalampada da tavolo.
La luce emanata da queste lampadine non produce alcun effetto sulla carta fotosensibile (eccetto quella pancromatica che è sensibile a tutta la luce) e serve per compiere con maggiore facilità le operazioni necessarie.

Vaschette
Sono recipienti, in plastica, atti a contenere il liquido nel quale sarà immersa la carta sensibile.
Ne esistono di diversi formati (non è obbligatorio acquistarle presso i fotonegozianti anche se qui si possono trovare quelle più adatte alld scopo); la scelta sarà in rapporto al formato di carta che si intende adoperare. E’ bene che il formato della vaschetta sia superiore a quello della carta affinchè ci sia una facile manipolazione della stessa all’interno della vaschetta.
Un formato di carta piccolo entra facilmente in un formato di vaschetta grande.
Le vaschette da acquistare sono tre: una per il rivelatore, una per lo sviluppo e una per contenere acqua necessaria per un op­portuno, anche se non obbligatorio, lavaggio della carta quando esce dallo sviluppo ed è destinata al fissaggio (in questo modo il fissaggio viene inquinato meno e dura quindi di più). E’ bene sia­no di diversi colori per distinguerle e riservarle sempre allo stesso liquido.
Per fare le prime esperienze con il materiale fotosensibile le attrezzure e i materiali descritti sono più che sufficienti. Il passo successivo è quello del negativo e dell’ingranditore per pellicole. Per saperne di più si rimanda alla bibliografia.

IL MODERNO LABORATORIO FOTOGRAFICO
La moderna camera oscura sono diventati i computer ed i programmi di modifica delle immagini.
Tutte le fasi di elaborazione dell’immagine possono essere fatte direttamente davanti al monitor utilizzando un programma di fotoritocco.
Il riferimento assoluto di questi programmi è PHOTOSHOP. Con questo programma, tra le tante operazioni, è possibile modificare e regolare con precisione le tonalita delle foto, correggere eventualmente problemi di sottoesposizione o sovraesposizione, si possono ottenere viraggi a bianco e nero o partendo da questo colorare a piacimento le proprie foto. Si possono colorare e modificare anche vignette al tratto, disegnate a matita e poi scannerizzate e si possono effettuare fotoritocchi (come ad ex. correggere gli occhi rossi). Particolarmente interessante il restauro di vecchie fotografie o l’accoppiamento di vari soggetti su un unico sfondo. Diversi programmi di elaborazione dell’immagine permettono di fare fotomontaggi lavorando su più livelli operativi (come un insieme di fogli trasparenti posti uno sopra l’altro) che permettono anche di annullare le modifiche fatte e di ritornare al modello originale o di constatare il risultato delle modifiche apportate avendo la possibilità di nascondere i livelli temporaneamente. Un altro vantaggio del programma è quello di avere una memoria storica cioè la possibilità di tornare indietro per un numero determinato di passaggi.
Nolenti o volenti anche il computer diventa quindi parte integrande del sistema fotografico. In futuro, con tutta probabilità il futuro della fotografia sarà nel digitale.

 
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