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Un tempo i fotografi possedevano la padronanza tecnica del trattamento
delle pellicole in bianco e nero e la stampa fotografica.
Il fascino della camera oscura coinvolge ancora diversi appassionati, ma
il computer e la sua relativa facilità di fare cose strabilianti,
penalizzazano sempre di più il laboratorio fotografico tradizionale.
Un primo approccio lo si può comunque fare cencando di capire come agisce
la luce con una attrezzatura minima e con materiali ancora facilmente
reperibili.
Stanza oscurabile
E’ necessario sia a perfetta tenuta di luce soprattutto per lo sviluppo
del negativo. Nel caso si disponesse di un locale oscurabile con
lavandino, la soluzione sarebbe ottimale.
Carta fotosensibile
E’ una carta che differisce da quella comune per il fatto che su una
facciata è stesa una emulsione sensibile alla luce. Qualsiasi materiale
potrebbe sostituire la carta (legno, ceramica, stoffa, vetro, ecc..)
purchè emulsionato. In commercio è comunque facilmente reperibile la
carta. Può essere di diversi spessori fino ad arrivare al cartoncino.
L’emulsione che copre una facciata della carta è composta di gelatina: in
questa sono sospesi dei cristalli di alogenuro d’argento (microscopici)
che anneriscono quando vengono colpiti dalla luce.
Per distinguere il lato emulsionato (la carta non può essere osservata se
non con luce di sicurezza rossa o giallo/ verde) c’è da tener presente
che la superficie emulsionata è più appiccicosa del retro. La superficie
con l’emulsione può essere di diversi tipi: lucida (glossy) opaca (matt),
semiopaca (semimatt), perla, seta, eccetera.
Ovviamente si può scegliere il tipo che è più confacente al proprio gusto
personale: da tenere presente che al buio, al tatto, è più facile
riconoscere la parte emulsionata della carta lucida. La stessa riflessione
della poca luce che c’è nella stanza adibita a laboratorio fotografico (o
cameraoscura, anche se il termine non è del tutto proprio) rende più
facile il riconoscimento della parte emulsionata della carta lucida.
Le confezioni di carta, che possono racchiudere 10, 25, 50 o 100 fogli,
sono contrassegnate da un numero che generalmente va da zero a 5 o da i a
6 (a seconda delle marche in commercio). Per tutte vale la regola che a
numero più basso corrisponde maggiore “morbidezza” e a numero più alto
corrisponde maggiore “durezza”. Praticamente la carta numero “0” avrà
maggiori sfumature di grigio, mentre la carta numero “5” ne avrà meno.
Da segnalare ancora che attualmente si trovano in commercio carte
politenate: sono parziaImente impermeabilizzate e quindi consentono minori
tempi di sviluppo, di fissaggio e soprattutto di lavaggio. Sono
decisamente da preferire a quelle comuni in quanto agevolano di molto le
prime esperienze. I formati disponibili sono molti e quindi da scegliere
in base al tipo di prodotto finale che si vuole ottenere. E’ bene,
comunque, precisare che la carta fotografica si può tagliare con le
comuni forbici e che da un grande formato se ne possono ottenere di
piccoli. La carta è in diversi formati: dal piccolo 6x9 centimetri al
formato 70x100. E’ bene estrarre un solo foglio alla volta dal sacchetto
di plastica nera che racchiude la confezione: anche se la luce di
sicurezza dovrebbe non velare la carta, ci può sempre essere una porta
che si apre o l’accidentale accensione della luce normale.
Sviluppo
Chiamato anche rivelatore ed è un liquido che serve a far reagire
chimicamente i cristalli di alogenuro d’argento colpiti dalla luce.
Quando noi esponiamo un foglio di carta sensibile alla luce, su questa si
forma una immagipe latente che non è visibile; affinchè lo sia è
necessario che lo sviluppo faccia annerire i cristalli colpiti dalla
luce. La reazione avviene in circa 2 minuti. Si trova in commercio in
diverse confezioni, soprattutto liquide. Come per la carta è bene
scegliere una confezione a rapida reazione. Da ricordare, inoltre, che
confezioni grandi sono decisamente più convenienti (sempre che se ne
preveda l’uso) rispetto alle piccole.
E’ molto semplice da preparare: basta miscelarlo con acqua nella
percentuale che le istruzioni (se si è fortunati sono scritte anche in
italiano) prevedono.
Fissaggio
E’ il liquido che ha il compito di eliminare dalla superficie della carta
sensibile i cristalli che non sono stati anneriti dal rivelatore o
sviluppo (che sono naturalmente quelli che non erano stati colpiti dalla
luce).
La sua azione deve svolgersi sempre al buio o in presenza di luce di
sicurezza.
Dopo aver lasciato la carta per qualche minuto nel bagno di fissaggio si
può accendere la luce normale: in pratica non ci dovrebbero più essere
cristalli di alogenuro d’argento sensibili alla luce in quanto quelli non
anneriti dal rivelatore si sono sciolti nel liquido di fissaggio e a poco
a poco si depositeranno sul fondo della vaschetta.
Come per lo sviluppo il fissaggio si trova in commercio in diverse
confezioni.
E opportuno evitare quelle in polvere, che sono più difficili da
preparare, preferendo quelle liquide che vanno diluite secondo le
indicazioni. Dette indicazioni non sono rigide: meno acqua si mette più
rapida è l’azione.
Da tenere presente che il fissaggio, a differenza dello sviluppo che va
gettato dopo l’uso, si può conservare e adoperare fino a quando si vede
che reagisce o non emana cattivo odore. Disponendo di uno spezzone di
pellicola BN non sviluppato, si può controllare la sua azione anche alla
luce normale (è ancora attivo quando la pellicola diventa trasparente in
poco tempo).
Pinze o guanti
In commercio ce ne sono di diversi tipi, ma è opportuno non scegliere
quelle di metallo.
Le pinze possono essere sostituite anche da guanti di gomma, che però
sono meno pratici e possono creare dei problemi di inquinamento tra i
liquidi.
Lampada rossa o giallo/ verde
Assomiglia ad una comune lampadina con la differenza che emana luce
colorata. La si trova facilmente in commercio e può essere avvitata su
normali portalampada. Molto comodo se si dispone di un portalampada da
tavolo.
La luce emanata da queste lampadine non produce alcun effetto sulla carta
fotosensibile (eccetto quella pancromatica che è sensibile a tutta la
luce) e serve per compiere con maggiore facilità le operazioni necessarie.
Vaschette
Sono recipienti, in plastica, atti a contenere il liquido nel quale sarà
immersa la carta sensibile.
Ne esistono di diversi formati (non è obbligatorio acquistarle presso i
fotonegozianti anche se qui si possono trovare quelle più adatte alld
scopo); la scelta sarà in rapporto al formato di carta che si intende
adoperare. E’ bene che il formato della vaschetta sia superiore a quello
della carta affinchè ci sia una facile manipolazione della stessa
all’interno della vaschetta.
Un formato di carta piccolo entra facilmente in un formato di vaschetta
grande.
Le vaschette da acquistare sono tre: una per il rivelatore, una per lo
sviluppo e una per contenere acqua necessaria per un opportuno, anche se
non obbligatorio, lavaggio della carta quando esce dallo sviluppo ed è
destinata al fissaggio (in questo modo il fissaggio viene inquinato meno e
dura quindi di più). E’ bene siano di diversi colori per distinguerle e
riservarle sempre allo stesso liquido.
Per fare le prime esperienze con il materiale fotosensibile le attrezzure
e i materiali descritti sono più che sufficienti. Il passo successivo è
quello del negativo e dell’ingranditore per pellicole. Per saperne di più
si rimanda alla bibliografia.
IL MODERNO LABORATORIO FOTOGRAFICO
La moderna camera oscura sono diventati i computer ed i programmi di
modifica delle immagini.
Tutte le fasi di elaborazione dell’immagine possono essere fatte
direttamente davanti al monitor utilizzando un programma di fotoritocco.
Il riferimento assoluto di questi programmi è PHOTOSHOP. Con questo
programma, tra le tante operazioni, è possibile modificare e regolare con
precisione le tonalita delle foto, correggere eventualmente problemi di
sottoesposizione o sovraesposizione, si possono ottenere viraggi a bianco
e nero o partendo da questo colorare a piacimento le proprie foto. Si
possono colorare e modificare anche vignette al tratto, disegnate a matita
e poi scannerizzate e si possono effettuare fotoritocchi (come ad ex.
correggere gli occhi rossi). Particolarmente interessante il restauro di
vecchie fotografie o l’accoppiamento di vari soggetti su un unico sfondo.
Diversi programmi di elaborazione dell’immagine permettono di fare
fotomontaggi lavorando su più livelli operativi (come un insieme di fogli
trasparenti posti uno sopra l’altro) che permettono anche di annullare le
modifiche fatte e di ritornare al modello originale o di constatare il
risultato delle modifiche apportate avendo la possibilità di nascondere i
livelli temporaneamente. Un altro vantaggio del programma è quello di
avere una memoria storica cioè la possibilità di tornare indietro per un
numero determinato di passaggi.
Nolenti o volenti anche il computer diventa quindi parte integrande del
sistema fotografico. In futuro, con tutta probabilità il futuro della
fotografia sarà nel digitale.
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